Photobucket

martedì, 07 ottobre 2008, ore 09:10

Un fiore bello come il solePer favore... 

...ho bisogno di un po' di sole.

Ho bisogno di una buona notizia.

Ho bisogno per caricarmi

 di un bel sorriso.

 Io posso lasciarvi

questo bellisssimo fiore.

 lo so, solo un fiore virtuale

 ma per adesso

ho solo  questo da donarvi,

speriamo  almeno che ci dia il buon umore.

 Franca Bassi 

ceglieterrestre
Permalink ¦ commenti (12) ¦ commenti (12)(popup)
categoria :
lunedì, 06 ottobre 2008, ore 08:26

prova 261img182grappolovitigni 192

Non spiegherò come si fa il vino. Posso dire che farlo è un'arte. Questo processo inizia in primavera,  abili contadini tolgono le seminelle, in questo processo di sfemminellatura si decide  la bontà del grappolo, che in questo periodo viene raccolto. Il mio ricordo si trasferisce lontano, quando i nostri contadini cantando, raccoglievano i grappoli ricchi di succo e li riponevano dentro i bigonzi fatti di doghe di castagno, cinti da cerchi di ferro. Al tramonto il carro carico trabboccanti di grappoli, si avviava lento verso  la nostra cantina. L'indomani i bigonzi, venivano riversati, dentro un grande tino di legno, qui per noi bambini iniziava il vero gioco, era una gran festa, a piedi nudi saltellavamo allegri e pestavamo i grappoli, l'odore  dell'uva saliva fino a stordirci. Ancora oggi in questo mese di ottobre ogni anno, il ricordo mi torna in mente. Franca Bassi immagine 'grappolo' di Pasquale Venerito

                          Le foglie morte

Leggere cadono
al suolo le foglie
morte.
Come farfalle
variopinte
cullate dal vento
si posano sulla
terra umida
colorano di  giallo
di rosso cupo
la terra bruna.
Cadono a terra
le foglie morte
cadono silenziose
ad una ad una.

franca bassi



 

ceglieterrestre
Permalink ¦ commenti (8) ¦ commenti (8)(popup)
categoria :
sabato, 04 ottobre 2008, ore 07:21

affresco

 Buongiorno. Desidero lasciare un augurio a tutti i Francesco, Desidero vedere 'Madonna della Grotta' che ritorni a splendere e in questo spazio virtuale, esprimo questo mio desiderio. Ringrazio Dio per avermi lasciato ancora mio figlio Francesco. Ogni anno, in questo giorno da tre anni, scrivo questa storia, ossia da quando ho trovato il coraggio di scrivere su un foglio quello che mi era accaduto. Chiedo scusa se qualcuno di voi già la conosce, spero di far riflettere. Qualcuno, spesso afferma di vivere in pace, che la vita è una sola. Dobbiamo cercare di essere più buoni, e aiutare chi è stato più sfortunato di noi. Ci sono omini poveri, dignitosi, ci sono ricchi buoni e ci sono ricchissimi avari. Ma chi sono io per dirvi cosa dovete fare? Se avete un cuore, sapete da soli qual'è la strada giusta, cercatela con amore e fede prima o poi la troverete. Grazie                                                               

                                                                                  Grazie Dio

passion

                                 fraticello
Cari genitori,
voi già sapete quello che sto scrivendo, sorridete. Era già da tempo che avrei dovuto aprire il mio cuore, ma con quali parole? Trovavo difficile anche il solo pensare di dover scrivere.
Ritornando a ritroso nel tempo, ecco gli episodi che mi sono accaduti e che voi ben conoscete. Certo avrei dovuto comprendere prima. Oggi ripenso a Nonna Betta, e ai suoi Fraticelli: Sant'Agostino, San Bonaventura, e io aggiungo San Francesco, San Franco di Assergi e per ultimo Padre Pio". Io so solo che "Dio", tramite uno di loro, mi ha fatto il miracolo
.
C'era una volta un bambino di dieci anni di nome Francesco, un giorno in gita ad  Assisi sotto la statua del frate poverello, mentre scattavo una foto, chiesi al santo: " Visto che si chiama come te e non ha un padre, pensaci tu e proteggilo". Passano gli anni, un giorno ad una festa, stavo seduta su un divano, mi fecero una foto; dopo due giorni mi consegnarono la foto ed io sembravo incorniciata dentro un quadro e sopra la mia testa c'era un viso di un " Fraticello ". Diedi la spiegazione che il quadro si trovava in un'altra stanza e questo era  un effetto di pellicola accavallata, comunque era una  bella foto, e la signora seguitava a dire che era bella. Un giorno mi recai in un mercatino, e  vidi una grande vecchia stampa, "La deposizione di Cristo" e la comperai. Dopo 2 anni una mia amica di Praga mi venne a trovare in ufficio,  le mostrai la foto che piacque anche a lei, diedi sempre la stessa spiegazione della pellicola, "come se io volessi una conferma di non so cosa"; uscimmo per andare a prendere un caffè e  lei mi disse: "Devi avere tanta fede!" e il mio occhio vide a terra una piccolissina medaglietta conficcata nel bitume ancora fresco, la presi e al mio ritorno a casa la lavai; era un pò rovinata e per vederla meglio la guardai con una lente di ingrandimento tanto era la scrittura piccola, in un lato il "volto di Cristo di profilo" e nel retro la scritta "Dio ti protegga".  Due anni dopo mio figlio Francesco si sentì male e fu  ricoverato in ospedale, ed era molto grave, la diagnosi non fu delle migliori, e quando mi dissero che gli avevano tolto un rene, da quel momento non sono riuscita a vedere nessun volto e  sono piombata nel buoio più profondo, solo il silenzio, il vuoto tutto intorno. Seguirono giorni  di dolore per me e per mio figlio e terapie devastanti. Un giorno mi recai sul "Gran Sasso", era il giorno di Pasqua ero sola e gridai tanto fino a non sentire più la mia voce, volevo morire e seguitavo a gridare: "Dio dove sei". Passai ore sola su quella montagna, mi fermai all'edicola di: "San Franco di Assergi" seduta su un gradino. La nebbia e  il freddo si facevano  sentire. Misi la foto di mio figlio e un mio scritto sul piccolo altare e lo lessi, non ricordo ancora per quanto tempo continuai a piangere.  I giorni sempre più pesanti scorrevano, una mia amica vedendomi disperata mi invitò ad andare da Padre Pio.  Mentre mi trovai al cospetto della tomba e  nel mio silenzio sentii la mia voce che mi parlava nella mente e a "Dio" si rivolgeva: Tu sai che io non so pregarti ma ti parlo con il mio cuore di mamma come si parla a un padre, io non ti chiedo la vita eterna per mio figlio, non sarebbe giusto visto che ci sono bambini che muoiono con lo stesso male di Francesco, ti chiedo solo di farlo lavorare finché vive. "Tu solo sai quando me lo porterai via ti prego, fallo lavorare!" Ripetevo nella mente e non capivo la mia richiesta, non capivo perché nella mia mente c'era questa richiesta, seguitavo a non comprendere. Passai a visitare la stanzetta dove Padre Pio dormiva e di lato al suo giaciglio c'era un piccolo quadretto, la stessa immagine che io qualche anno prima avevo comperato e portato a casa. Dopo un settimana, per distrarre mio figlio, lo mandai a consegnare una busta al mio cliente. Al ritorno, Francesco, mi chiese se gli domandavo a quel cliente di poter andare presso di lui a lavorare, senza essere pagato. Io accettai la sua richiesta, non conoscendo neppure di cosa si trattasse. Successivamente parlai con il mio cliente  Marcello che accettò di aiutarmi e prese con se Francesco. Vedevo mio figlio sempre più contento e stava anche migliorando di salute, e qui mi tornò in mente la voce di un medico che prima di uscire dall'ospedale mi disse: "lo tenga impegnato, lo aiuterà nella guarigione". Dopo sei mesi Francesco iniziò a lavorare nel cinema. Oggi che ho di fronte alla mia scrivania la foto del film "The Passion" e lo vedo sanguinante sotto la croce  piegato,  chiedo adesso sempre dentro di me "So che sei stato Tu, ma quale  Fraticello  è stato il tuo tramite? franca bassi


 
Giorni fa ho fatto un post su fra Martino di Ceglie, lasciai per lui questa preghiera, la lascio facendo finta di trovarmi  nella bellissima chiesa 'Madonna della Grotta' dovrà passare ancora un anno, e poi ancora... prima che possiamo noi tutti cegliesi tornare a pregare da te.
Madre nostra

Sola con tuo figlio
nel buio di una grotta
in silenzio preghi per noi.
Madre del cielo e della terra
perdonaci per la nostra assenza.
Svegliaci dal nostro torpore
illumina la nostra mente
portaci per mano.
Non ci abbandonare Madre nostra
facci ritrovare
la via della pace e dell'amore.

franca bassi

Posso solo lasciare per te un fiore virtuale, sono sicura che qualcuno un giorno lascerà per te la mia orchidea.
orchidea cegliese
ceglieterrestre
Permalink ¦ commenti (6) ¦ commenti (6)(popup)
categoria :
mercoledì, 01 ottobre 2008, ore 14:39

Collegno parco ex manicomioCollegno ex manicomio vialecollegnoex maniconio2

Villaggio Leumann

villaggio leumann4

Girando...girando si scopre sempre qualcosa  di bello e interessante. Queste immagini sono del parco di Collegno (To) dove si trovava l'ex manicomio, io e il folletto Buzzichino abbiamo dormito in un bellissimo appartamento  situato nel parco 'Villa 5'. Siamo stati invitati alla mostra "Filo lungo filo", una interessante mostra presso il 'villaggio Leumann' a Collegno. Buzzichino curioso di apprendere questi antichi mestieri, entusiasto ha gironzolato per lo stend e per il museo, tentando di copiare i segreti di queste arti antichissime: la Tessitura, la filatura, la cardatura e la tinta con erbe.Dimenticavo, Buzzichino ha solo tentato di capire, ma come in tutte le cose, occorre molta pazienza e molto amore.   Franca Bassi

buzzichino prova 2

Buzzichino tenta di capire

Buzzichino fila

scuola di tessitura

Ho copiato per voi su internet un po' di storia :

DAL MONASTERO DEI CERTOSINI AL REGIO MANICOMIO

Nel 1728 fu costruito il Regio Manicomio di Torino per volere di Vittorio AmedeoII.
Nel 1851 il direttore del Regio Manicomio, il conte Lorenzo Ceppi, suggerì di costruire un nuovo edificio alle porte di Torino, se possibile nei paraggi di una cascina dove i malati più tranquilli potessero dedicarsi ai lavori agricoli, con scopi terapeutici. Fu proprio lui ad avanzare l'ipotesi del trasferimento dell'ospedale di via Giulio (Torino) a Collegno.
Il trasloco appariva agevolato dalla costruzione della prima stazione della linea ferroviaria Torino-Susa a Collegno. Certosa e dal fatto che il piccolo gruppo di monaci che ancora occupava il monastero, forse nel tentativo di scampare alla soppressione delle corporazioni religiose, offrisse i locali del monastero per sistemare provvisoriamente ottanta malati del manicomio di Torino. Poiché nella Certosa vigeva ancora un regime di clausura, inizialmente vi furono trasferiti soltanto ricoverati uomini.
L'8 settembre del 1852 il governo ordinò al Regio manicomio di stabilirsi nei locali di Collegno. La convivenza tra i Certosini e i malati del manicomio fu difficile fin dal principio, in quanto i Certosini negavano ai malati il diritto di passeggiare nel chiostro, oppure impedivano loro di andare a lavorare nei campi.
Il 29 luglio del 1853 il ministro Urbano Rattazzi informava la direzione di aver deciso di destinare la Certosa al Manicomio. Il 10 Agosto furono trasferite da Torino le ricoverate donne, che vennero sistemate nei locali dove prima alloggiavano gli uomini, spostati nei fabbricati del convento.
A seguito dell’epidemia del 1854, lo psichiatra Giovanni Stefano Bonacossa, primario dell'ospedale, dichiarò che la Certosa di Collegno era l'ideale per trasferire l'ospedale di via Giulio ma i locali dovevano essere costruiti ex novo per rispondere meglio alle necessità dei malati psichici.
Nel 1855, intanto, furono soppresse le corporazioni religiose, tutti i loro beni passarono alla Cassa Ecclesiastica, che pretendeva da parte del regio manicomio il pagamento di un canone d'affitto. Piuttosto che dover sborsare una retta così elevata, la direzione dell'ospedale decise di accelerare le trattative per l'acquisto del monastero.
Nel 1856 fu stipulato l'atto di vendita. Le ingenti spese previste per il trasferimento nella sede di Collegno non permisero mai di completare il trasloco dal manicomio Torinese. Il numero dei ricoverati a Collegno continuò a crescere a dismisura superando la sede di Torino. C'erano i fondi stanziati dallo Stato e dalle Province con il pagamento di una retta giornaliera per ogni ricoverato, ma non erano sufficienti. I direttori , in quegli anni, seguirono tutti la stessa politica, mettere in vendita gli altri stabili di proprietà dell'ente manicomiale e investire i ricavati.
L'operazione finanziaria diede i frutti sperati, tanto da potersi permettere di ampliare i locali di Collegno e di rinnovare l'arredamento. Fu l'ingegner Giovanni Battista Ferrante a studiare un progetto per la costruzione di nuovi padiglioni da affiancare ai fabbricati esistenti.
Il progetto fu attuato gradualmente nei decenni successivi.
Nel 1890 si aprì una stagione di riforme che investì le strutture manicomiali e che durò un ventennio.
Tutto ciò mentre il numero dei ricoverati continuava ad aumentare vertiginosamente, tanto da aprire il ricovero provinciale di strada Pianezza e una succursale a Grugliasco.

ceglieterrestre
Permalink ¦ commenti (22) ¦ commenti (22)(popup)
categoria :
martedì, 30 settembre 2008, ore 08:16

 
Quattro coraggiosi

Mi piace ricordarli con questa immagine presa dal calendario di "Frate Indovino" e disegnata  da Baraldi: ieri  appena arrivato il calendario sulla mia scrivania, l'ho sfogliato e letto dei trafiletti, ecco come  attingo le idee per fare un post, un vecchio giornale, una scena di vita reale, un viaggio, ecc. Questa immagine mi ha portato indietro, ho pensato a questi quattro frati che nel lontano giugno 1909 salparono dal porto di Napoli per Manaus. I quattro frati erano P. Domenico Anderlini da Gualdo Tadino, P. Ermenelgildo Ponti da Foligno, P. Agatangelo Mirti da Spoleto, Fra Martino Galletta da Ceglie Messapico, Uomini coraggiosi, che hanno lasciato la loro terra, per portare aiuto in terre lontane  affrontando grandi difficoltà, ma con  il loro amore il loro coraggio e spesso la loro vita hanno seminato in terre lontane la fede e l'amore. Franca Bassi 

***

note di smemorato: di fra Martino (nome evocativo per un frate) ha scritto anche Don Gianfranco sul suo blog dal quale mi permetto di trarre questa bella immagine:

ceglieterrestre
Permalink ¦ commenti (12) ¦ commenti (12)(popup)
categoria :