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lunedì, 06 luglio 2009, ore 10:58

Genziana

Genziana 2Genziana 3Genziana 4Genziana 5Genziana 6Genziana 7Genziana 8Genziana 9Genziana 10Genziana 11Genziana 13Genziana 14Anche se queste sono solo immagini, per adesso accontentiamoci, ve le dono molto volentieri.Un caro saluto la vostra amica franca.

La fioritura primaverile, in montagna arriva sempre in ritardo. Le immagine, sono state fatte da me nel 2008. Purtroppo, quest' anno non so se riesco a vedere la bellissima primavera.

Dove sta la mia libertà? In questo periodo, ero solita a camminare sul "Gran Sasso" alla ricerca dei fiori che la primavera in ritardo ci regala. Quest'anno non so se farò in tempo, ad  ammirare tanta bellezza. La primavere in Puglia, per impegni di lavoro il 25 aprile, non ci sono stata. Amici, per consolarmi, mi hanno regalato il video, ma non è la stessa cosa. Mi manca il profumo della terra, il vento, le orchidee, e l'affetto degli amici di Ceglie. Per quanto riguarda  l'escurzione  di primavera, sul "Gran Sasso" era sempre in questo periodo che andavo a camminare. La natura partorisce le sue bellezze, in ritardo, dopo lo scioglimento dell' ultima neve. Aspettavo con ansia, questa partenza, visto che in Puglia non sono stata; ma un amico dell' Aquila, mi ha sconsigliato di andare, mi ha detto: "Per adesso non è il caso di venire, aspetta dopo il G8, poi le stagioni, non esistono più, il clima  è cambiato, la terra continua a tremare, verrai più in là". Non mi piace rimandare, alla mia età si ha fretta. A troppe cose, ho rinunciato nella mia vita,  che male faccio se vado a camminare sul mio monte? Lui mi è amico, ha raccolto le mie lacrime, quando ho gridato sulla sua cima, mi ha udito, mi ha consolato, e nel silenzio,  ho potuto chiamare il mio Dio". Conosco i sentieri, conosco il palmo di terra, dove nel 2008 ho trovato la mia, "Genziane blu". Mi ero segnata il punto dove l'avevo trovata, volevo cercarla ancora. Ricordo che dopo ore di cammino  è, spuntata, timida,piccolissima vicino a una grossa pietra, era lei: "una semplice campanella ", un piccolo calice blu rivolto verso il cielo. Quanta felicità quella mattina sul "Piccolo Tibet", dopo ore di cammino, quasi a non sentire la stanchezza, non c'era nessuno in quello spazio immenso, per ore, io e il vento; che quando soffia, sposta il tuo corpo, da  farti sentire un filo d'erba, è bello sentire la forza della natura. Dopo tanta stanchezza, arrivi alla fine del sentiero, ecco! che appare il "Corno grande" e  lì, ho fatto volare, il mio aquilone colorato, libero di salire fin dove, io non potevo andare. Uno sguardo sulla destra  e lontano all' orizzonte il mio "Mare Adriatico!" Oggi davanti alla tastiera del PC, dovevo fare un breve commento sulla "Torre di Babele" invece ho scritto un post, in onore alla mia "Genziana blu!" Franca Bassi

ceglieterrestre
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domenica, 05 luglio 2009, ore 00:01

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Francesco, mi piace il tuo nome anche perché, questa volta dopo tre figli mi sono impuntata e ho detto: basta! per questo figlio decido io. Sei nato verso le ore 11 oggi fai 35 anni. Spero di non aver sbagliato, a me il tuo nome seguita a piacere molto: anche se la tua ragazza ti chiama "Franci". Per me sei sempre il piccolo Francesco: Oggi ti ho visto grande quando ti ho abbracciato per farti gli auguri, ti ho detto: "ti sei fatto crescere anche i baffetti": Mi hai sorriso come sai fare tu. Anche se vai sempre di corsa, non importa non dimenticherò mai le parole che per la mia festa mi regali, e chi può dimenticare quando mi abbracci dicendomi:"Anche se non ho un padre, sono felice di avere una madre come te!" Mi piace il tuo lavoro, anche se ti porta lontano, ti penso spesso, tu lo sai che è il lavoro che sognavo da bambina. La vita è strana ho amato da sempre il tuo lavoro, senza riuscirci.  Oggi vivo la tua vita come se fosse mia. Spesso torno indietro  e guardo dietro la macchina da presa e vedo scorrere il mio film sento la voce di mio padre: "Se continui così da grande girerai i film". Quanti ostacoli ho incontrato? ma il sogno era sempre dentro di me, non mi ha mai abbandonato tanto era grande il desiderio. Sicuro senza sapere ti ho trasmesso i miei sogni. Sono felice  per te che fai un lavoro che ami, assaporalo, difendilo, fallo con amore anche se so che è pieno di rinunce e di sacrifici, non c'è cosa più bella di fare quello che si desidera. Grazie Francesco per aver realizzato il mio sogno nel cassetto.mamma

ceglieterrestre
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sabato, 04 luglio 2009, ore 20:09

                                           DH: Pina Bausch i "Cafe Muller"

Una stella danzante

Il tuo corpo sottile
come un filo di seta
mosso dal vento del mare.
La luna ti ha donato
il suo pallore.
Hai lasciato per noi
l'armonia delle tue membra
sensuali a volte ingenue
mani  mosse come farfalle
gentile silenziosa muovevi
con te la tua ombra.
Il sole ti ha regalato la sua luce.
Adesso brillerai sul palco del cielo
ancora per noi.

franca bassi

ceglieterrestre
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venerdì, 03 luglio 2009, ore 09:03

                                      

Auguri Giuseppe

Oggi  alle ore ore 22 venivi alla luce.
Giuseppe detto "Pino"sei il mio primo figlio.
Sono cinquanta...sono passati in fretta
mi sembra ieri!
Un fagottino tenero di quasi quattro chili.
Ti ricordi i miei cinquanta?
Nessuno dei tuoi amici
credeva che ero tua madre
dicevano:
" Er Pino ha rimorchiato 'na bionda!"
Anche se delle volte pensi
che non ti ho compreso!
Ricordati figlio mio:
Una madre non dimentica mai i suoi figli.
Per me non ci sono differenze
siete tutti quattro figli miei
con pregi e difetti.
Ringrazio Dio di avermi dato vita
per avervi  fatto  da padre e da madre.
Cerca di trovare la tua strada
figlio mio.
Ricordati oggi tu sei un buon padre
e tua figlia ha bisogno di te
non le servono le grandi cose
a lei basta solo il tuo amore.
Anche se tuo padre è venuto a mancare
quando tu ancora non comprendevi
sappi che per me è stato difficile
molto difficile fare anche le sue veci.
Una madre un padre insieme
soffrono  guardano i figli
aspettano nel silenzio che
un giorno diventano grandi.
Ma per me da sola
è stato molto difficile
non commettere sbagli.
Non so se ho delle colpe!
Se credi che abbia sbagliato
oggi per i tuoi cinquanta anni
ti chiedo perdono.


mamma

 

ceglieterrestre
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mercoledì, 01 luglio 2009, ore 11:35

Campidoglio3Campidoglio4Campidoglio5Campidoglio7

Campidoglio 8

Campidoglio9Er folletto Buzzichino, dopo che la corozza s'è fermata!  ha scaricato tutti li fiori de carta, e, co' le mano su li fianchi, s'è guardato  intorno, ha espresso! : " A Principè! lo sai che tutte le strade porteno a Roma? ". Ma certo che lo so!

Cari amici che mi seguite, mi vedete ospite al Campidoglio, sala "Del Carroccio", per la premiazione Speciale Infazia 2009 concorso nazionale di rime e narrativa: "Il mondo degli animali". Una serata riuscitissima, piena di calore e colore. La cornice della sala che ci ha gentilmente ospitato, ha completato la bellezza e l'incanto della serata. Lascio alla vostra immaginazione per il resto. Vi dono il sorriso di Liana Orfei e, il mio già mi conoscete. Un grazie speciale anche ai tre lettori: Annalisa Rossi,Elena Sbardella e Carlo Marchetti,  attori bravissimi che hanno interpretato e letto con amore gli scritti premiati. Un grande abbraccio franca

Campidoglio6

Concorso Infanzia

A pag. 16 c'è la mia favola:

Casetta nel bosco

 Immagine  dipinto di Bruno Bassi "Casetta  bosco giù pe' la valle" 

Esempio di favola moderna dallo sfondo autobiagrafico.

(L'intento della favola moderna è "ammonire divertendo" e si dice di natura autobiografica quando l'autore, all'esigenza della fantasia, innesta la propria realtà ambientale e autobiografica.) 

                                                          Una bambina  "Principessa"  
Era una giornata fredda,  quando nacque Franca. Un vagito...ancora un vagito poi un grido. Dentro una bella camera del quartiere Prati, nel 1938, la levatrice teneva tra le braccia il piccolo fagottino: "Ecco è nata!.. è nata la tua secondogenita. E' una bella bambina". Furono  giorni di felicità  nella grande casa. La piccola Franca  doveva  nascere  il giorno di Natale, ma  aveva fretta  ed anticipò  cogliendo tutti di sorpresa. Faceva tanto freddo quell'anno a Roma. Passarono alcuni anni, Franca era  troppo piccola, per comprendere quel fuggi fuggi di gente che abbandonava Roma.  C'era la guerra e c'erano anche tanti innocenti che morivano. Seguirono anni di dolore, di macerie  e di malattie. Questo era ciò che ci regalava la guerra.
Franca  cresceva con i suoi fratelli e insieme alla nonna Elisabetta si trasferirono a Bagnoregio, nell'antica casa materna. Lasciarono la bella casa di Roma  per fuggire lontani dalla  città e dai suoi pericoli.
Un giorno, nel  cuore della notte, scoppiarono in paese alcune bombe. Molti furono costretti ad abbandonare la propria casa. Anche nonna Betta raccolse le  poche cose e fuggì con  i suoi  nipotini. Impauriti camminarono molto,  per i viottoli di campagna.  Di tanto in tanto il cielo s'illuminava a giorno, eppure non c'era il temporale. Tutti insieme abbracciati si rifugiarono in una casetta nascosta  nel bosco di castagni.
Franca  la sera  cercava il suo bel letto di ferro battuto, le foglie dipinte da suo padre sulle pareti.  Quando il vento faceva tremare la piccola fiammella della candela, le ombre sui muri diventavano vive e lei ci parlava  come se fossero fate e folletti.
Non capiva  perché dovesse dormire  in quella tana con un giaciglio di fortuna  fatto con  le canne. Si copriva il corpo con le foglie di granturco e cominciò a conoscere tanti piccoli animaletti. Erano gli abitatori di quel piccolo spazio, tra cui un simpatico geco, che faceva capolino tra le pietre. Quando cercava il suo bel letto spesso brontolava e perfino mugugnava e si ritirava  dentro un grande tronco di castagno scavato e  sognava il  suo bel letto tutto per lei,  i suoi fratelli la prendevano in giro e la chiamavano "Principessa".
Ogni sera  nella piccola casa di pietra, in un angolo c'era un po' di legna. Il fuoco era acceso e nel grande paiolo di rame annerito dal fumo, bolliva  la solita minestra fatta solo d'erba raccolta nei campi. La piccola casa era  in realtà il deposito degli  attrezzi da lavoro, una vanga, una zappa, corde, la mangiatoia per l'asino, ma  Principessa sognava lo stesso, seduta su una pietra grigia, la famosa  pietra Basaltina e, in compagnia di una lucertola, guardava la luce del sole che pian piano si spegneva. Prima di  dormire contava un pugno di  stelle  e cantava insieme ai  grilli, poi il richiamo della notte, la minestra era pronta e la porta di legno si chiudeva alle sue spalle.
Anche gli uccelli al calar del sole smettevano di cantare, ben nascosti nel nido. Di notte nel bosco si sentiva arrivare da un vecchio albero vicino alla casa, il canto del gufo. Principessa lo seguiva in principio intimorita, ma poi col passare dei giorni aspettava silenziosa nella sua cuccia. Quel canto ormai le era diventato amico. E come era diventata brava! Ormai riconosceva anche  il canto della civetta e il canto malinconico del maschio "hu-u-ou", ripetuto a intervalli e lei cantava con loro, fino a perdersi nel suo mondo di sogni. Quando  la civetta cantava nelle notti di luna piena, tutti si spaventavano, perché chissà a  causa di quale brutta diceria, dicevano: "chiudi le orecchie,  perché se odi il  suo canto porta male". Ma a Principessa  piaceva e non credeva a queste dicerie paesane.
Principessa  conosceva  i gufi e li chiamava per nome  non ne aveva paura, erano suoi amici. Per lei ogni giorno era tutto un giocherellare intorno  al fosso  da una pietra all'altra. Saltellava  insieme alle ranocchie e spesso ci cadeva dentro insieme a loro. Era felice, ma non capiva  e quando i cannoni  sparavano si spaventava, copriva d'istinto le orecchie e si rannicchiava  sotto l'albero di ciliegio. Nonna Betta per farle passare la paura, le raccontava che quel brutto rumore era causato semplicemente dal nonno che in cielo sulle nuvole spaccava le noci. Basta poco per distrarre una bambina e in quel bosco in verità non ce n'erano molte di distrazioni, era una scuola a cielo aperto. Nel bosco di alberi di castagni, era facile immaginare storie di fate e folletti, era bello osservare le piccole formiche e il formicaio, un mondo favoloso dove regnava l'organizzazione e la semplicità della vita. Principessa spesso con la punta delle sue piccole mani le aiutava a trascinare  chicchi di grano, pagliuzze, semi. La sua curiosità non finiva mai. Quel bosco variopinto era ormai diventato il suo mondo, il rumore del torrente, i piccoli insetti  a volta fastidiosi, le colorate coccinelle, con i suoi grandi occhi pieni di meraviglia seguiva la danza delle farfalle,  quando leggere si posavano sulla corolla dei fiori. Mille domande passavano in quella testolina. Tutto intorno sembrava meraviglioso; un mondo pulito, vero, uno spazio  pieno di colori e di profumi e bellezza. Era semplice per nonna Elisabetta distrarre  dalla guerra i suoi nipotini, la natura le era d'aiuto e con la sua fantasia e la sua saggezza riusciva a tranquillizzarli ogni sera. Le sue storie incantavano i quattro nipotini che si addormentavano sereni, felici di vivere in quel mondo, nella piccola casetta di pietra, protetta dai giganti: gli alberi della valle di Civita.Franca Bassi
                                                  

Immagine  torrente "Rio Torbido", su queste pietre giocavo e facevo pupazzi di creta. La piccola casetta in pietra non si vede era a destra dell'immagine, nascosta dal fogliame.

 

sandro
ceglieterrestre
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